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L’energia nucleare è quella che si libera in reazioni di tipo nucleare, tale da essere sfruttata per usi industriali di produzione dell’energia. Sotto questo profilo sono due le reazioni nucleari utilizzabili, quelle di fissione (un nucleo si rompe in due pezzi, liberando energia) o di fusione (due nuclei si fondono insieme liberando energia). Il primo processo è facile da ottenere utilizzando nuclei molto pesanti, ad esempio quello dell’uranio all’interno del reattore nucleare. Il secondo è facile da ottenere con nuclei leggeri come quelli dell’idrogeno e dei suoi isotopi. Questo tipo di energia non rientra nel novero di quelle rinnovabili, in quanto rilascia in eredità la produzione di scorie nucleari ad alto tasso radioattivo, difficili da smaltire. Solo determinate reazioni di fusione producono energia pulita, senza radioattività indotta e su questa forma di energia si sta tentando una scommessa che va ormai avanti da 80 anni, senza grossi successi.

Il nucleare per l’Italia può rappresentare un futuro, ma il vero problema rimane lo stoccaggio delle scorie per le quali dev’essere individuato un deposito di scorie nucleari nazionali, in zone particolari, non segnate da un profilo idrogeologico particolare, e non sottoposti a terremoti. Il deposito nazionale delle scorie serve perché rientreranno in Italia le scorie prodotti sia negli anni di attività delle nostre centrali, sia per gli scarti di lavorazione della medicina nucleare. Le polemiche sulla sua individuazione sono all’ordine del giorno, essendo il nostro paese altamente sismico tranne alcune zone ben definite (ad esempio alcune zone della val Padana, particolarmente coltivate e abitate o l’intera Sardegna), che peraltro stanno giustamente mostrando la loro contrarietà alla scelta.