Alternative energetiche: le onde del mare

Poiché i pozzi petroliferi di tutto il mondo stanno cominciando ad esaurirsi facendo salire alle stelle i prezzi del combustibile, gli scienziati stanno puntando la loro attenzione su altre fonti di energia libera, come ad esempio quella del moto ondoso del mare, che può essere di circa 70 kw per ogni metro di fronte d’onda. Parallelamente a ciò, si stanno sperimentando tutti i tipi di strani dispositivi, incluse zattere, “anatre”, colonne d’acqua e cuscini d’aria, per determinare la quantità di energia che può essere estratta per soddisfare i bisogni dell’uomo. Propositi di sfruttamento in tale senso sono stati ventilati lungo le coste della Sardegna, incontrando la resistenza di ambientalisti ed esperti del settore.

L’energia delle onde deriva dal sole, il quale, riscaldando in maniera non uniforme la superficie terrestre, provoca venti che a loro volta increspano il mare di onde; queste, prodotte gradualmente su lunghe distese oceaniche, posso essere considerate come una concentrazione di energia solare e di energia del vento. L’energia associata ad un’onda dipende dalla sua lunghezza e dalla sua altezza, misure che variano notevolmente nelle diverse regioni della Terra. Due delle migliori localizzazioni topografiche per l’utilizzazione della forza ondosa si trovano rispettivamente al largo della Scozia e nei mari del Giappone, ove l’altezza delle onde può superare i 20 metri, ovvero l’altezza di un palazzo di 6 piani. In Gran Bretagna, ciò costituisce una risorsa potenziale pari a qualcosa come 50.000 MW, sfruttata attraverso 1000 km di collettori dislocati fra le Ebridi e la Cornovaglia. Sul piano pratico è improbabile che si possa mai costruire una così grossa centrale per lo sfruttamento della potenza delle onde, come pure è improbabile che l’energia disponibile possa essere catturata, convertita in qualche altra forma e quindi trasportata sulla terraferma con un grado di efficienza superiore al 30%. Ciò nondimeno, è possibile che una grossa centrale di tipo convenzionale venga sostituita da un impianto di sfruttamento dell’energia del moto ondoso, costituito da collettori lungo 80 km di mare, probabilmente al largo delle Ebridi. Una centrale simile è in funziona già dal 1978 al largo delle coste del Giappone ed eroga elettricità attraverso una rete di distribuzione: è questo l’esempio più concreto della possibilità di produrre energia sfruttando la forza delle onde.

Gran parte del lavoro di ricerca condotto sull’energia delle onde è stata concentrata sul problema del rifornimento di energia elettrica ad un sistema di distribuzione basato sulla rete nazionale che potrebbe, tra l’altro, dimostrarsi utile anche nell’erogazione di energia locale in posti remoti, troppo distanti dalla terraferma per poter essere collegati ad una rete nazionale, come è il caso, ad esempio, degli impianti chimici di dissalazione galleggianti. Una centrale di sfruttamento dell’energia delle onde consiste di una serie di convertitori energetici montati ed ormeggiati sul fondo del mare, i quali captano il moto ciclico irregolare delle onde e lo trasformano in un moto lineare, ininterrotto e unidirezionale, che è quello che consente ad un generatore di produrre elettricità. L’emissione elettrica di un grosso numero di convertitori di questo tipo viene quindi raccolta insieme ed inviata ad una sottostazione a terra che alimenta la rete di distribuzione nazionale.

Il caso Sardegna fa discutere perché la regione produce già un surplus di energia, ma la produzione locale ha costi superiori alla media europea, quasi il doppio di quella italiana.