Breve storia dello sviluppo dell’energia nucleare

All’inizio del 2007 c’erano installate 435 centrali nucleari in tutto il mondo, con una capacita di circa 370GWe distribuite in 30 nazioni, mentre altre 30 unità erano destinate a entrare in funzione in altri stati, per una capacità complessiva di 24GWe. Tra questi – come sapete – c’era anche l’Italia che con il governo in carica dal 2008 al 2011 aveva messo in conto di servirsi della tecnologia francese per attivare il ritorno al nucleare. Il drammatico incidente alla centrale nucleare di Fukushima, nel marzo del 2011, ha dato la stura ha un nuovo referendum confermativo dell’abbandono totale al nucleare. Per l’Italia quindi non ci sono assolutamente possibilità di tornare al nucleare almeno nel breve. Oggi l’apporto mondiale dell’energia nucleare rispetto al totale delle fonti energetiche è intorno al 16%, ma sale al 25% nei paesi più sviluppati e con un indice di miglior qualità della vita (l’Italia è ai primi posti tra queste ed è l’unica a non far ricorso al nucleare, nonostante la mancanza di fonti alternative).

L’energia atomica è una tecnologia matura che consente a molti paesi di produrre elettricità a costi contenuti, senza il minimo inquinamento, se si eccettua l’annoso problema della gestione delle scorie. Anche qui l’Italia si è dimostrata incapace di prendere una decisione vincolante e condivisa, avendo ritardato fino all’ultimo l’individuazione del deposito unico delle scorie nucleari che riguarda non solo le centrali in dismissione, ma anche e soprattutto gli scarti della medicina nucleare. L’Italia inoltre con l’abbandono della tecnologia post- Chernobyl ha perso tutto il know-how acquisito a partire dagli anni Cinquanta, dovendo quindi rifarsi a un modello straniero (quello francese) che da alcuni veniva già ritenuto superato. Da un punto di vista globale, la storia commerciale del nucleare conosce due periodi molto contrastanti tra loro. Uno formato da due decenni di rapido sviluppo e crescita globale e uno di arresto e stagnazione, con la diminuzione degli impianti attualmente operativi.

Nonostante il massimo della capacità si sia raggiunta a metà degli anni Settanta, è vero che che la crescita portentosa iniziò già nei primi anni sessanta, con una classe di reattori che ne consentì uno sviluppo praticamente ininterrotto fino agli anni ’90. Gli sviluppi cessarono o comunque rallentarono a causa dei due grandi incidenti che occorsero alle superpotenze che facevano da traino allo sviluppo nucleare, anche nel settore militare: Three Mile Island nel 1979 e Chernobyl nel 1986. Con questi incidenti si diffuse una coscienza globale e un accentuato senso di pericolo intorno allo sfruttamento dell’atomo in modo intensivo, ma le preoccupazioni maggiori erano ovviamente rivolte verso l’area sovietica. Il generatore di Chernobyl era difettoso e antiquato e si pensava di essere perciò al sicuro nella parte di mondo più avanzata. Questo fino al 2011, quando un potentissimo terremoto seguito da uno tsunami ha causato il grave incidente di Fukushima, rimettendo in gioco i fautori di un’energia dalla tecnologia meno invasiva e più controllata, anche in un paese privo di prospettive energetiche credibili come il nostro.