Cambiare volto al deserto

Il più grande deserto del mondo contiene il 90% dell’acqua dolce presente sulla Terra: si tratta dell’Antartide, una regione più vasta degli Stati Uniti d’America e la più fredda del nostro pianeta. In realtà, pochi veri deserti del globo sono distese ricoperte di sabbia. Dal punto di vista tecnico, infatti, un deserto è un’area in cui le precipitazioni annuali medie sono inferiori a 250 millimetri. Un quarto della superficie terrestre rientra in questa categoria: tra gli obiettivi primari della ricerca c’è quello di trovare soluzioni per utilizzare questo suolo a beneficio dell’umanità.

Perché ci sono i deserti

Nella ricerca sui deserti rimangono alcuni misteri da chiarire, soprattutto relativi ai motivi per i quali certe regioni, un tempo fertili, ora sono sterili. Ci si sta rendendo conto in maniera drammatica che molta fame e molta miseria umane sono state causate da schemi di bonifica ben motivati, ma malamente pianificati. La comprensione delle condizioni ambientali dei deserti, quantunque rimangano – come si accennava sopra – ancora dei lati oscuri, si è tuttavia accresciuta in fretta. Poche regioni del mondo mostrano la versatilità e la vigoria delle forme viventi in maniera tanto spettacolare: in molti deserti, animali e vegetali si adattano ad un clima che può variare da una temperatura diurna ustionante ad una notturna glaciale. La maggior parte dei deserti del mondo si estende nell’emisfero settentrionale, quello più densamente abitato, con la maggior parte delle terre emerse. E’ il comportamento climatico della fascia equatoriale il maggior indiziato della formazione di quasi tutti i deserti. L’aria, riscaldata all’Equatore, si porta negli strati atmosferici più alti, si raffredda, rilasciando umidità alle zone tropicali. La risultante aria secca discende quindi sulla superficie terrestre nelle regioni subtropicali (creando un’area di alta pressione che si oppone alle correnti di convezione che aiutano a formare la pioggia). Tra i deserti formatisi in questo modo ricordiamo il Sahara, il deserto peruviano di Atacama nell’America del Sud, il Namib ed il Kalahari nell’Africa meridionale.

Altri deserti si sono formati in regioni situate al di là delle alte catene montuose oppure sulla sommità degli altipiani. Queste zone ricevono scarsa umidità giacché le nubi vengono sollevate, raffreddate e precipitate come pioggia sui pendii costieri; esse comprendono la metà occidentale dell’America del Nord, la Russia meridionale e i grandi stati asiatici centrali, compreso l’Iran. Nelle aree più interne, cioè con maggior distanza dai mari, come ad esempio nel deserto dei Gobi o in Mongolia, la grande distanza dagli oceani ha contribuito alla formazione delle distese desertiche. Gran parte delle correnti provenienti dai mari polari fluisce lungo la costa occidentale dei continenti, ove è sospinta in superficie dai rilievi del fondale marino. La risultante acqua fredda gela i venti costieri che soffiano attraverso di essa e li rende incapaci di trattenere alti gradi di umidità. Per questo motivo ci sono zone assolutamente prive di pioggia. L’uomo è stato l’agente chiave nella trasformazione di terreni un tempo fertili, in sterili deserti. Spesso si ritiene che il fenomeno della desertificazione sia totalmente climatico, geofisico e non antropico. Quantunque i metodi tradizionali di irrigazione fossero spesso sensibili alle condizioni locali, l’impatto del bestiame da pascolo in Medio Oriente ha spogliato il suolo della protettiva vegetazione di copertura. Con la tecnologia moderna però il deserto può tornare a fiorire, con piani di irrigazione globali. Ma come scompare la vita vegetale nel deserto? L’acqua contenente livelli salini accettabili per le piante viventi può condurre, alla fine, alla creazione di un deserto, se essa viene impiegata in uno schema di irrigazione imprudente su un terreno poco drenato. Gradualmente, l’acqua solleva la superficie freatica del terreno e, a mano a mano che il livello si eleva, i sali iniziano a ritornare in superficie, in concentrazioni sempre più grandi, letali per la vita. Per ultimo, tutta la vita vegetale si estingue in superficie. La futura bonifica dovrà attendere l’abbassamento della superficie freatica, quindi si potrà irrigare il suolo con acqua pura.

Secondo le Nazioni Unite sono oltre un miliardo e mezzo le persone nel mondo minacciate dalla desertificazione, che sono quindi costrette a spostarsi, per la condizione di povertà e fame che ne deriva. Progetti governativi spesso falliscono sotto la scure della povertà. La convenzione contro la desertificazione (UNCCD) firmata a Parigi nel 1994, in 20 anni ha prodotto qualche risultato, come la sensibilizzazione al tema che però riguarda popolazioni lontane dalle aree di sviluppo. Un effetto tangibile dell’aumento della desertificazione è l’aumento dell’emigrazione dai paesi della zona equatoriale africana (o subtropicale) verso le coste e da qui verso l’Europa.