La guerra: perché combattiamo?

La guerra. Quanti libri, canzoni, dipinti, opere d’arte, dibattiti e prodotti cinematografici ha ispirato? Si può dire che la guerra permea l’uomo fin dalla sua nascita. Lo vediamo quando ascoltiamo un blocco di notizie: lo scoppio di una guerra ha il sopravvento. È innegabile che durante il secolo scorso i fatti e gli avvenimenti più importanti siano stati i due grandi conflitti mondiali. Guerre regionali come quella del Vietnam o del Golfo o dei Balcani hanno fortemente impressionato l’opinione pubblica e gli intellettuali, dando la stura a pubblicazioni e studi che non si sono ancora esauriti. Lo ha detto Papa Francesco lo scorso anno, riferendosi agli attacchi terroristici che infiammano l’Europa e i paesi del Medio Oriente: la terza guerra mondiale è arrivata, anche se si combatte a puntate, in luoghi e tempi diversi e in modalità differenti.

guerraMa com’è nata la guerra? Quando è che la specie umana, per la prima volta, ha pensato di risolvere le controversia con la violenza, lasciando da parte il dialogo e gli accordi? Forse non lo sapremo mai, ma è certo che abbiamo traccia di essa fin dagli albori della civiltà. Quando i primi uomini si aggiravano su un pianeta relativamente disabitato e trovare cibo e rifugio era complicato. In questa situazione gli uomini hanno imparato a socializzare e cooperare, affinando le tecniche di sopravvivenza di gruppo, imparando la divisione del lavoro, iniziando a commerciare e scambiare beni che finivano in eccesso e che potevano essere ceduti ad altri, in cambio di bisogni più impellenti. Eppure, quando non era possibile ottenere tutto ciò questa organizzazione veniva spesa per armarsi e fare guerra a un altro gruppo, quasi sempre un vicinato per motivi che possono sembrare futili, ma che si spiegano solo se ci ricordiamo che siamo parte del regno animale, che siamo primati evoluti, ma non siamo privilegiati e diversi da altri animali.

I conflitti raramente sorgono per controversie personali. La più famosa delle guerre dell’antichità, la Guerra di Troia, così importante per chi vi prese parte, ha generato un’epica poetica che è giunta fino ai nostri giorni, ma non scoppiò per un affronto personale, come ci fa credere la tradizione omerica. Considerando la posizione privilegiata della città si capisce che si trattava dell’ennesima guerra scoppiata per le risorse e per il controllo del territorio che consentiva di ottenerle. Probabilmente, durante la preistoria, quando l’uomo stava appena rendendosi conto di cosa poteva fare col proprio cervello, un gruppo di persone ha deciso di voler ottenere con la forza ciò che non poteva ottenere con lo scambio. Avrà valutato che l’obiettivo era troppo prezioso, magari per la propria sopravvivenza, e ha deciso che la guerra era risolutiva.

Ecco, il carattere di risolutivo è insito nella guerra. La si combatte quando non rimane più nulla da fare, quando la diplomazia ha esaurito tutti i suoi mezzi o si è dimostrata fin da principio inutile. Una guerra giusta, dal punto di vista chi la combatte, è una guerra risolutiva. Le guerre di accomodamento che hanno contrassegnato l’Europa spesso non hanno portato a risultati risolutivo nel medio periodo, ma influenzano anche indirettamente il destino delle persone. Pensate solo alla Prima Guerra Mondiale e ai giovani nati nel 1898 che vi hanno preso parte. Quando avevano 12-13 anni questi giovani non pensavano di poter morire in trincea, gli aspettava un futuro radioso all’interno di società in crescita sotto ogni punto di vista. Anche quelli più grandi di loro che sono partiti nel 1914 o nel 1915 pensavano che fosse una cosa breve. Invece il carattere risolutivo della guerra e dei belligeranti ha imposto una durata e un numero di morti spaventoso. Il fatto che poi ci sia stato un altro conflitto ha dimostrata che quella soluzione non andava bene a tutti, ed è stato necessario combattere ancora per ottenere un altro momento risolutivo. La ripetizione della guerra è solo la dimostrazione che al contrario del carattere eccezionale, essa riveste un ruolo importante nella storia antropologica e sociale dell’uomo.