Le bombe nucleari del nuovo millennio

Fino al 1989, data con la quale si fa finire la Guerra Fredda, il pericolo di una guerra nucleare tra i due blocchi contrapposti era molto più presente di quanto siamo disposti ad ammettere. URSS e USA avevano riempito l’Europa di missili balistici dotati di testate nucleari e consideravano il teorema della deterrenza come un argomento valido da usare in ogni sede diplomatica, anche in epoca di disarmo. Per fare l’esempio di un episodio poco noto, durante la crisi di Suez del 1956, l’Unione Sovietica, che pure usciva dalla palude nazionalista dello stalinismo, minacciò concretamente la Francia di utilizzare le armi nucleari, nel caso questa non si fosse ritirata dal canale di Suez. Gli effetti delle bombe atomiche sulla popolazione civile furono studiati sul campo col bombardamento nucleare di Hiroshima e Nagasaki, nell’agosto del 1945. Dopo di esso, conoscendo gli effetti, sulla scorta di numerosi test atomici condotti in zone pressoché disabitate, gli scienziati e le difese dei paesi del cosiddetto club nucleare, decisero di progettare bombe nucleari sempre più precise e meno impattanti sulla popolazione civile. Si era insomma passati dalla follia della bomba termonucleare H alla progettazione di mini bombe a neutroni, destinate a essere lanciate in modo tattico, contro eventuali divisioni corazzate nemiche che attraversavano i confini. Questa era di base la tendenza degli anni ’80 e questa è la dottrina che attualmente viene perseguita, anche se tutti gli attacchi missilistici delle guerre più recenti sono stati condotti con armi convenzionali.

Attualmente la dottrina sull’utilizzo delle bombe nucleari tattiche prevede proprio di utilizzarle, come estrema arma di deterrenza, direttamente sulle truppe militari nemiche. I paesi del club nucleare, dotati di importanti arsenali nucleari sono la Russia, che ha ricevuto in dote anche le armi degli ex paesi dell’Unione Sovietica, al fine di smantellarne grande parte in seguito agli accordi di riduzione degli armamenti; gli Stati Uniti, che sono ritenuti essere il paese con le testate nucleari più efficienti, installate su vari siti di lancio mobili e temibili come i sottomarini e le portaerei; Israele non è ufficialmente riconosciuto come possessore di armi atomiche, ma si pensa che ne possieda diverse decine; Corea del Nord lo stato guidato dal giovane Kim Jong-Un si ritiene possieda qualche testata nucleare, ma sia in deficit della balistica necessaria a trasportarle senza l’ausilio del personale umano; India e Pakistan, da tempo in attrito sulla frontiera del Kashmir; naturalmente la Cina, che possiede la terza forza armata del mondo e poi ci sono le vecchie potenze europee come la Francia e la Gran Bretagna. Il Sudafrica ha dismesso il proprio arsenale nucleare, mentre l’Iran è sospettato di volerlo ottenere. Altri paesi europei, come l’Italia hanno bombe nucleari nel proprio territorio in base agli accordi NATO. Nonostante le tensioni tra gli stati, col nuovo protagonismo della Russia di Putin, tutti sono concordi nel definire che i principali problemi sull’utilizzo di armi atomiche deriverebbe da gruppi terroristici incontrollabili, entrati in possesso di armi e dei relativi sistemi di lancio.