Come si forma il petrolio

L’origine di grandi quantità di petrolio nei giacimenti sono stati oggetto per lungo tempo di discussioni e ricerche mirati, contro chi ipotizzava una formazione dei giacimenti a partire da processi non organici. Ormai sappiamo con certezza, attraverso studi che ne hanno confermato la fondatezza, che il petrolio si forma dagli organismi viventi. Se per ipotesi tutta la popolazione mondiale venisse sterminata e seppellita in un unico punto e non più toccata per decine di milioni di anni, nelle giuste condizioni potrebbe portare alla creazione di un giacimento di petrolio.

La formazione organica prevede che enormi quantità di organismi animali e vegetali, marini e terrestri si siano accumulate in bacini con acque salmastre o salate povere di ossigeno, come dei mari interni o delle grosse paludi, mescolandosi a livello molecolare con i sedimenti prevalentemente argillosi dei fondali: qui si è poi fatta strada una reazione chimica prodotta da batterei anaerobi che hanno progressivamente decomposto questi strati, sottraendo ossigeno alle sostanze organiche, conferendo loro invece grassi, idrogeno e carbonio. Ulteriori trasformazioni generate dalle forti pressioni e dalle condizioni di temperatura di una specifica area, portano alla formazione dei vari idrocarburi.

Grazie all’enorme quantità di materiale organico accumulato nei sedimenti della crosta terrestre durante tutta la storia geologica del nostro pianeta (di ben 4,3 miliardi di anni), anche una semplice degradazione di una piccola percentuale di questi può portare alla formazione di un giacimento petrolifero.

La compattazione dei sedimenti porta alla formazione della cosiddetta roccia madre, la cui esistenza è la prima condizione affinché vi sia la possibilità di trovare un giacimento petrolifero. Il tempo perché da questa si formi il bacino detto anche “cucina” varia da zona a zona: a volte sono necessari 5-10 milioni di anni, altre volte anche 100.

Un’altra condizione fondamentale perché si formi il petrolio utilizzabile a livello commerciale, è che si formi il serbatoio che lo contenga, ovvero la cosiddetta roccia magazzino, che sia permeabile per porosità e fratturazione, atta a contenere gli idrocarburi che qui si spostano. Le rocce più comuni che fanno da serbatoio sono normalmente i calcari e le arenaria. Inoltre vi dev’essere un’altra condizione geologica: le rocce non devono essere troppo estese, ma devono essere delimitate da rocce impermeabili, affinché si formino delle specie di vasche, chiamate trappole petrolifere, nelle quali l’idrocarburo si sposta ma non si disperde, rendendo sempre economica la sua estrazione.

È notizia di pochi giorni fa che gli Stati Uniti d’America sono divenuti il paese con le più vaste riserve di petrolio conosciute.